Colonizzazione spagnola e conquistadores nel nuovo mondo

Colonizzazione spagnola e conquistadores nel nuovo mondo A cura di Edoardo Angione.

Storia, cronologia, fasi e protagonisti del colonialismo spagnolo e dei conquistadores nel nuovo mondo a partire dal 1500

1Colonizzazione: divisione del nuovo mondo tra Spagna e Portogallo

Nel 1492 Cristoforo Colombo compieva il suo primo viaggio che avrebbe portato involontariamente alla scoperta del continente americano. Due anni dopo, con il Trattato di Tordesillas (1494), una linea immaginaria sull’Atlantico, a circa 370 leghe da Capo Verde, divise il nuovo mondo tra Spagna e Portogallo. Alla Spagna spettava teoricamente tutto ciò che era situato ad ovest di questa linea.    

La colonizzazione dell’America fu un processo graduale e complesso. In questo testo cercheremo di approfondire come avvenne per quanto riguarda la Spagna nel corso del XVI secolo.   

2Colonialismo spagnolo: da Hispaniola al Messico

Un ritratto di Hernan Cortés
Un ritratto di Hernan Cortés — Fonte: getty-images

L’isola di Hispaniola, parte delle grandi Antille, e oggi divisa tra la Repubblica Dominicana e Haiti, era stata raggiunta da Colombo già nel 1492. Originariamente abitata da indios appartenenti a varie etnie, ospitò dal 1496 la città di Santo Domingo, capitale del primo governo spagnolo del nuovo mondo, e punto di partenza per le future conquiste. Una delle prime spedizioni sul continente, partita nel 1508, fu decimata e si fermò sull’istmo di Panama, dove vennero apprese le prime notizie sullo splendore ed i tesori nel continente. Da qui, Vasco Nunez de Balboa (1475-1517) intraprese un viaggio che lo portò fino al Pacifico. Il suo successore, il conquistatore Pedro Arias Davila  (1443-1531), fondò la città di Panamà e scoprì il Nicaragua.    

Nel frattempo Diego Velazquez (1465-1524), nel 1511 stabilì ii primo insediamento a Cuba, ed entrò in contatto con la civiltà Maya, che abitava lo Yucatan, ricevendo le prime notizie sulle ricchezze possedute dagli Aztechi, che - ancora in espansione all’arrivo degli Spagnoli - dominavano ampie porzioni dell’attuale Messico centromeridionale.  A penetrare nel Messico da Cuba, a partire dal 1519, fu il condottiero spagnolo Hernán Cortés (1485 - 1547). Costui impiegò due anni per rovesciare la confederazione azteca, certamente avvalendosi della tecnologia bellica (in particolare armi da fuoco ed armi lunghe come le picche), ma anche grazie all’aiuto di numerosi alleati indios, che erano soliti ribellarsi al dominio azteco, che non dominava direttamente molti dei territori sottoposti, riscuotendo pesanti tributi, talvolta in vite umane da sacrificare agli dei.      

Dal Messico (ribattezzato Nuova Spagna), dove i conquistadores accumularono una notevole quantità di oro ed argento, gli Spagnoli si espansero poi verso il Guatemala e lo Yucatan.   

3La meravigliosa avventura di Cabeza de Vaca, un conquistatore atipico

Non tutte le spedizioni andavano a buon fine per gli Spagnoli, e forse uno dei casi più interessanti della conquista spagnola è quello di Álvar Núñez Cabeza de Vaca, il primo europeo a raggiungere il Texas. Della sua spedizione, partita il 28 marzo del 1528 da Cuba con l’intento di esplorare e conquistare i territori a Nord, sopravviveranno soltanto in quattro.  

Dopo un incontro con gli indiani Timucua e Appalachi, che come capitava spesso in questi casi finì male per una serie di equivoci, oltre che per l’atteggiamento predatorio degli Spagnoli, i membri della spedizione dovranno nascondersi nelle paludi sulle coste cibandosi dei propri cavalli. Molti moriranno, altri verranno schiavizzati dai nativi. Verso la fine dell’anno i sopravvissuti tenteranno di tornare a Cuba a bordo di zattere di fortuna, ma finiranno naufraghi in Texas il 6 novembre del 1528.  

Per quattro anni i sopravvissuti vivranno isolati nell’attuale East Texas. Cabeza de Vaca sopravviverà tra i nativi diventando un commerciante ed un guaritore. Nel 1532, in compagnia degli ultimi sopravvissuti della spedizione, ormai quattro persone (tra cui uno schiavo originario del Marocco di nome Estevanico) intraprenderà un lungo viaggio verso il Messico

Nel 1536, finalmente, incontreranno un gruppo di Spagnoli in cerca di schiavi, molto stupiti nel vedere propri connazionali vestiti in pelli animali. In seguito Cabeza de Vaca tornerà in Spagna e scriverà le proprie memorie, considerate una testimonianza preziosissima sulla vita dei nordamericani prima dell’arrivo dei coloni

4La conquista dell’impero Inca

Francisco Pizarro
Francisco Pizarro — Fonte: getty-images

Grazie ai resoconti, in parte fantasiosi, di Cabeza de Vaca, ci furono alcune altre spedizioni verso nord. Alcuni territori oggi compresi negli Stati più meridionali degli Stati Uniti d’America, come la California e l’Oregon, vennero esplorati da Juan Rodriguez Cabrillo, Hernando de Soto e Francisco Vazquez Coronado, traendone preziose conoscenze geografiche, ma alle quali non seguirono nell’immediato tentativi di conquista. 

Nel mentre Francisco Pizarro (1475-1541), in compagnia dei fratellastri Gonzalo ed Hernando, partito da Panama, era penetrato nel 1531 nei territori corrispondenti all’attuale Perù, allora sede dell’impero Inca. L’enorme impero era stato recentemente travagliato e diviso da una guerra civile per il trono, di cui gli spagnoli seppero approfittare catturando l’usurpatore Atahualpa. Ci vollero due anni tuttavia per piegare i bellicosi nativi. 

Anche in questo caso, la conquista fruttò ingenti quantità di oro ed argento, nonché il possesso delle miniere del Perù e della Bolivia, che garantiranno alla Spagna per i successivi secoli un apporto stabile e continuo di metalli preziosi. 

Tra gli altri conquistatori vanno ricordati Pedro de Valdivia (1497-1553) che iniziò la conquista del Cile del Nord (1541-1600), Francisco de Orellana (1511-1546) che discese il Rio delle Amazzoni, e al suo ritorno in Spagna narrò immaginari resoconti che parlavano di indicibili ricchezze e di incontri con donne che ricordavano le Amazzoni della mitologia greca: l’interpretazione del Nuovo Mondo utilizzava spesso categorie provenienti dalla cultura classica degli Spagnoli del Cinquecento.  

Altri conquistatori raggiunsero le regioni oggi conosciute come Ecuador (1533), Colombia (1525) ed Argentina (Buenos Aires fu fondata nel 1536, ma in seguito abbandonata fino al 1580).  

5Le istituzioni spagnole durante il colonialismo del 1500

Vasco Nunez de Balboa vede per la prima volta l'Oceano Pacifico da Panama
Vasco Nunez de Balboa vede per la prima volta l'Oceano Pacifico da Panama — Fonte: getty-images

Nei circa tre secoli di periodo coloniale, in Europa emerse gradualmente l’assolutismo, che in Spagna ed in America raggiunse i suoi picchi nel XVIII secolo. Le colonie rimasero per tutto questo tempo territori di proprietà dei re di Spagna. Poco prima della morte di Isabella I di Castiglia (1503) era stata creata la Casa de Contratación (casa del commercio), un’istituzione che regolava il commercio tra il Nuovo Mondo e la Spagna. Il risultato fu un totale controllo monopolistico del commercio. Il Consejo de Indias (consiglio delle indie), creato da Carlo V nel 1524, fu invece un organo legislativo.  

A partire dal 1535, anno in cui Antonio de Mendoza venne inviato a governare la Nuova Spagna (Messico), le colonie vennero governate attraverso il sistema vicereale. Un secondo viceré venne nominato in Perù a partire dal 1542. La burocrazia delle colonie proveniva quasi totalmente dalla madrepatria, ed una carica nel Nuovo mondo poteva fruttare ingenti guadagni. Per questo motivo gli Spagnoli nati nelle Americhe (creoli), ai quali non era possibile accedere alle cariche più prestigiose, iniziarono gradualmente a manifestare un certo malcontento. Ancora più al di sotto nella scale sociale vi erano i mestizo, figli di Spagnoli e di nativi.  

Furono molti i coloni che raggiunsero le Americhe dalla Spagna, e per questo vennero fondate moltissime nuove città che affiancarono gli antichi centri nativi.  

6Le colonie spagnole ed il problema dei nativi americani

Francisco Pizarro e gli Incas
Francisco Pizarro e gli Incas — Fonte: getty-images

Molto presto la Spagna dovette affrontare il problema dei nativi. Da un punto di vista legislativo, le encomienda affidavano gruppi di Indiani ai conquistatori Spagnoli, che avevano lo scopo di prendersi cura di loro da un punto di vista spirituale e fisico in cambio di tributi, che molto spesso si risolvevano in schiavitù.  

Ben presto l’ordine domenicano spagnolo iniziò a condannare questa istituzione, in particolare attraverso gli sforzi di Bartolomé de Las Casas (1474 o 1484 - 1566), che dedicò gran parte della propria vita all’abolizione dell’encomienda, ottenuta nel 1542 attraversi le Nuevas leyes (nuove leggi), che ribadivano come lo scopo della conquista del Nuovo Mondo era l’evangelizzazione - rendendo di fatto illegale la schiavizzazione degli indios. Queste leggi trovarono un’applicazione soltanto parziale, e tuttavia nel corso del XVII secolo la drammatica mortalità portò alla vera e propria fine dell’encomienda. 

Nei fatti, tutti gli indios soggetti al dominio spagnolo si convertirono, pur conservando molte delle loro usanze e dei loro riti, talvolta inserendoli in una propria particolare interpretazione della cultura e della religione cattolica. I loro numeri però diminuirono drasticamente a causa non tanto dello sfruttamento e delle uccisioni, quanto delle epidemie. In alcuni casi, come ad esempio quello del vaiolo, gli indios non avevano mai sviluppato alcun tipo di immunità ereditaria, e l’effetto dei primi contagi fu devastante contribuendo non poco alla leggenda nera legata alla conquista - che tuttavia va vista come un fenomeno storico complesso, che nel suo svolgersi sia nel XVI secolo che nei secoli successivi cambiò profondamente il mondo, non soltanto in America ma anche in Europa.  

Ammazzavano, ardevano e facevano perire sulle graticole gli indiani, quando non li gettavano in pasto ai cani feroci: per poi opprimere, vessare e torturare i superstiti nelle miniere e con altri lavori, fino alla consumazione e all’annientamento di tutti quegli sciagurati innocenti. V’erano in San Juan e alla Jamaica più di seicentomila anime, forse più di un milione, e non sono rimaste oggi nemmeno duecento persone per isola.

Bartolomé de Las Casas, a proposito della colonizzazione spagnola