Invenzione della stampa: data, storia e conseguenze

Invenzione della stampa: data, storia e conseguenze A cura di Edoardo Angione.

Storia dell'invenzione della stampa: data, precedenti, caratteristiche, il primo libro stampato e le conseguenze dell'invenzione di Johann Gutenberg

1Primo libro stampato: la Bibbia di Gutenberg

Per convenzione, identifichiamo come anno dell’invenzione della stampa il 1455, anno di pubblicazione della cosiddetta Bibbia di Gutenberg. Si trattò del primo libro di una certa importanza ad essere stampato con la tecnica dei caratteri mobili. Da questo punto in poi, l’intera Europa entrerà in contatto con una tecnica rivoluzionaria.     

Il primo libro stampato: la Bibbia di Gutenberg
Il primo libro stampato: la Bibbia di Gutenberg — Fonte: ansa

Per la prima volta, fu possibile riprodurre libri in modo veramente veloce ed economico. La diffusione dei libri, delle notizie, e della cultura iniziò a farsi più veloce, fino ad arrivare, nei secoli successivi, ad una progressiva democratizzazione del pensiero in Occidente. Ma a questi risultati ci si arrivò attraverso un processo lento e graduale. Per capire bene l’invenzione della stampa, è indispensabile contestualizzarla.  

2Invenzione della stampa: si diffondono cultura e libri

Prima della stampa, l’unico modo per riprodurre un libro era copiarlo manualmente. Si trattava di un processo costoso e faticoso, ma questo non vuol dire che si leggesse: tra XIII e XIV secolo, l’industria della copia era cresciuta a dismisura, in particolare grazie agli scriptoria nei monasteri. Si trattava di vaste sale, naturalmente ben illuminate ed organizzate, dove si copiavano manoscritti.   

La crescita degli scriptoria rispondeva ad un bisogno concreto: il bisogno di libri. Mentre nascevano le accademie, gli studiosi del Rinascimento andavano riscoprendo antichi manoscritti di Platone. Sebbene la lettura non fosse per tutti, la domanda di libri stava crescendo. Questo anche perché la cultura non era più soltanto appannaggio della chiesa: sempre più laici (nobili e borghesia urbana) si andavano interessando sempre di più alla lettura. Si leggevano soprattutto testi di devozione, ma anche romanzi e persino manuali professionali. Possedere libri, peraltro, era per un ricco laico del Quattrocento un segno di potere.   

3Stampa a caratteri mobili: i precedenti

Statua di Gutenberg a Strasburgo
Statua di Gutenberg a Strasburgo — Fonte: ansa

Con un mercato in crescita, l’industria del libro prometteva ottime possibilità di guadagno. Anche per questo, moltissimi personaggi intraprendenti oltre a Johann Gutenberg (1394/9 - 1468) avevano tentato di innovare la produzione in molti modi, spesso molto creativi, ma non sempre efficaci. Le tecniche di scrittura si erano fatte più veloci: in Italia ad esempio avevano preso piede le agili scritture dei notai e dei mercanti questo consentiva di risparmiare inchiostro- tantissimi copisti italiani realizzavano libri in scrittura mercantesca (tra i più popolari Boccaccio).   

A questo punto, l’unica cosa che mancava era una tecnica per riprodurre lo stesso testo in modo veloce su centinaia o migliaia di copie. Ci si arrivò gradualmente. All’inizio venne inventata la xilografia: l’impressione di una tavola di legno imbevuta d’inchiostro tramite una pressa. Si trattava di una tecnica nata in Cina, che arrivò in Europa intorno al 1300. Nella prima metà del ‘400 venne utilizzata sempre più spesso, in particolare per riprodurre immagini su carta, ma talvolta (non prima degli anni ‘30) anche testi. Fu essenziale, per poter stampare con efficacia, la messa a punto di un particolarmente grasso e fluido.  

4Stampa: l’invenzione di Gutenberg

Gutenberg esamina una matrice
Gutenberg esamina una matrice — Fonte: getty-images

Per rendere la stampa davvero vantaggiosa, il punto essenziale - che in Europa dobbiamo a Gutenberg - furono i caratteri tipografici: si trattava di tasselli metallici, con in rilievo un carattere. Ma per la verità, anche in questo caso, i caratteri mobili esistevano da secoli in Cina (non più tardi del XII secolo) ed in Corea (XIII secolo), dove i caratteri tipografici erano realizzati in bronzo. Combinati a piacere su un’intelaiatura, questi caratteri tipografici andavano a comporre le pagine di un libro: non c’era più bisogno di incidere le intere pagine, ed il costo di riproduzione di ogni libro calava così drasticamente.  

Sulla vita di Johann Gutenberg sappiamo molto poco. Discendeva da una famiglia di orafi: la sua formazione era dunque ideale per realizzare le piccole matrici per i caratteri tipografici. Sembra che Johann Gutenberg fosse stato esiliato da Magonza a partire dal 1428, e che a Strasburgo, tra il 1434 ed il 1444 finanziò dei lavori rimasti oscuri, ma probabilmente legati alla ricerca di nuove tecniche per stampare libri.

Johann Gutenberg
Johann Gutenberg — Fonte: ansa

Tornato a Magonza nel 1448, ottenne cospicui prestiti da un facoltoso borghese chiamato Johann Fust, a causa dei quali nel 1455 subì un processo che gli farà perdere tutti i suoi macchinari. Nessuno dei fogli stampati attribuiti a Johann Gutenberg ha chiare indicazioni di nomi, luoghi o date. I primi esemplari, del 1452 sono indulgenze per la guerra al turco, e più tardi, tra 1452 e 1454, una bibbia primitiva a 36 caratteri. Quella più conosciuta, del 1455, a 42 caratteri, era a suo modo un’opera incredibile: venne realizzata in un nuovo carattere molto sofisticato, piena di abbreviazioni, ebbe bisogno di 300 caratteri tipografici diversi. Si trattava dei primi caratteri tipografici latini mai realizzati

Gutemberg controlla le pagine stampate
Gutemberg controlla le pagine stampate — Fonte: getty-images

Dopo Gutenberg, il primo libro con caratteri a colori della storia, con un nome ed una data indicati, è il Salterio di Magonza, stampato il 14 agosto (vigilia dell’Assunzione) del 1457 da Johann Fust e Peter Schöffer, quest’ultimo un ex collaboratore di Gutenberg.

5La rivoluzione della stampa: caratteristiche e protagonisti

L’industria della stampa inizierà a decollare soltanto a partire dal 1470, anno in cui si diffuse rapidamente prima in Germania, e poi in Italia, e da lì gradualmente in tutta Europa. Tra il 1465 ed il 1467, presso il monastero di Subiaco, due tedeschi, Konrad Sweynheym et Arnold Pannartz, realizzarono per il papa un’edizione di Cicerone, una di Lattanzio, ed una Città di Dio di Sant’Agostino, per poi stabilirsi definitivamente a Roma. Seguirà Venezia nel 1469, e poi man mano tutta la penisola.    

Una riproduzione della macchina di Gutenberg
Una riproduzione della macchina di Gutenberg — Fonte: getty-images

La figura più importante nella storia della stampa italiana è sicuramente Aldo Manuzio, un umanista che iniziò a stampare a Venezia nel 1494, realizzando meravigliose edizioni di stampe di classici latini, greci ed italiani, ma anche testi pensati appositamente per la stampa, come l’incredibile Hypnerotomachia Poliphili (1499) un romanzo scritto in una lingua inventata che dimostrò come la tipografia poteva essere una vera e propria arte. 

All'inizio i primi stampatori vedevano la stampa, molto semplicemente, come un modo più efficace di copiare i testi. Gradualmente però, un po’ come sta succedendo oggi con Internet, la stampa iniziò a cambiare il mondo, a cominciare dal modo in cui leggiamo e pensiamo. Ecco alcune conseguenze dell'invenzione della stampa: i libri divennero progressivamente un bene meno elitario, ed accessibile ad un pubblico più ampio. 

Ma questo significava molte altre cose. Ad esempio: per la chiesa controllare il contenuto dei libri diventava sempre più difficile, ed è per questo che molti studiosi vedono tra i motivi del successo delle idee di Martin Lutero (che nel 1517 ruppe definitivamente con la chiesa cattolica) il fatto che potevano essere stampate e diffondersi rapidamente. In questo modo, la stampa sarebbe una causa indiretta (certo non l’unica) della Riforma.    

Busto di Gutenberg all'interno del campus omonimo
Busto di Gutenberg all'interno del campus omonimo — Fonte: ansa

Un ottimo esempio sono le notizie a stampa: se i primi avvisi a stampa sono già della fine del ‘400, nel XVII secolo compaiono i primi giornali. Prima della stampa, le notizie potevano viaggiare soltanto oralmente oppure, destinate a pochi eletti, in forma manoscritta. Parallelamente, si ponevano le basi per lo sviluppo di una letteratura di consumo, puramente ricreativa e finalizzata al guadagno.   

Rispetto alla scrittura manoscritta, la stampa ci consente di fissare il pensiero in modo più astratto e standardizzato: ogni copia è identica (a cominciare dagli errori), perché sono tutte prodotte dalla stessa matrice. Passando attraverso un macchinario, il rapporto dell’autore e dell’editore col testo diventava meno diretto. Questo cambiò il modo di scrivere, e favorì il diffondersi, nei secoli, di modi di pensare più lineari e sequenziali, nonché di una standardizzazione completa dei linguaggi volgari.  

Ad accelerare ed assicurare i progressi dello spirito umano valse un'invenzione suprema di questo tempo, la stampa

Cesare Cantù