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STEM: Giulia, dalla fisioterapia e dalle neuroscienze un aiuto per i malati di ictus

Di Veronica Adriani.

Giulia Pompili è dottoranda in Neuroscienze, disciplina del settore STEM. Al SIRSlab di Siena lavora al sesto dito, un device pensato per i malati di ictus

STEM E UNIVERSITÀ

Giulia Pompili, dottoranda in Neuroscienze al SIRSLab di Siena
Giulia Pompili, dottoranda in Neuroscienze al SIRSLab di Siena — Fonte: photo-courtesy

In un laboratorio universitario che si occupa di progettazione e costruzione di mani robotiche, il pensiero più ovvio è che trovino spazio solo ingegneri. Ma non è così: sono tantissime le figure che, ciascuna con una diversa professionalità, lavorano al raggiungimento di un obiettivo comune.

Giulia Pompili, fisioterapista, è al suo secondo anno di dottorato in Neuroscienze. Libera professionista nel suo settore, in cui si occupa specificamente di riabilitazione della mano, collabora con il allo sviluppo del sesto dito, ovvero “un device sviluppato dagli ingegneri del SirsLab, in grado di fornire un pollice opponibile robotico a tutti quei pazienti affetti da ictus che non riescono più a utilizzare una mano” spiega Giulia. “Sto personalmente curando il progresso dello studio di ricerca recentemente approvato dal Ministero della Salute per testare l’efficacia del dispositivo”.

Arrivare alle STEM – Fisioterapia prima e Neuroscienze poi –  è stata per Giulia una scelta “di testa”, ragionata sulla base delle opportunità: “Ero affascinata da altri indirizzi, decisamente contrastanti con quello che alla fine ho intrapreso, poi ho fatto una specie di bilancio occupazionale e ho pensato che con Fisioterapia avrei avuto più possibilità di trovare lavoro”. La scelta si rivela corretta, anche grazie all’Università, che favorisce il percorso lavorativo dei suoi studenti incentivandone l’inserimento nel settore ospedaliero o in quello privato.

STEM, AMERICA

Ma è un altro, il punto di svolta della carriera di Giulia: “dopo la prima laurea ho svolto uno stage al , uno dei centri riabilitativi più grandi d’America, presso un laboratorio di Neuroscienze”. Un’esperienza che lascerà il segno anche in futuro, dal momento che subito dopo il 110 e lode alla laurea il più grande successo che Giulia si attribuisce riguarda proprio quello stage: “l’idea di essere riuscita a prendere contatti, organizzarmi (e soprattutto pagarmi) viaggio e soggiorno da sola mi hanno riempito di soddisfazione” racconta. “Ancora oggi custodisco con grande amore il ricordo di quei mesi trascorsi lontano da casa dagli affetti per accrescere il mio bagaglio personale, culturale e lavorativo”.

STEM, GAP DI GENERE

Nonostante l’ambito delle STEM, e in particolare della robotica, sia un ambiente a prevalenza maschile, Giulia non ha mai sentito il peso dei pregiudizi. Ma anche se ce ne fossero stati, la risposta sarebbe stata netta: “se avessi incontrato ostacoli con colleghi del sesso opposto sicuramente avrei affrontato il problema nella maniera più diretta possibile” spiega. “Al giorno d’oggi le donne non possono permettersi di farsi mettere i piedi in testa da nessuno né tantomeno essere discriminate perché ritenute il sesso debole, sono stereotipi che devono essere abbattuti”.

Sarà per questo che tra i personaggi che maggiormente sente di aver tratto ispirazione c’è un grande nome delle Neuroscienze, una donna: “Rita Levi Montalcini. Decisamente encomiabile è la sua dedizione verso la ricerca e la scienza”. Anche se, come spesso accade, sono le figure del quotidiano quelle che maggiormente determinano un successo fatto di “costanza, pazienza e dedizione”. Racconta Giulia di aver ricevuto dalla famiglia “tanta carta bianca nelle mie scelte, grande disponibilità di supporto (emotivo ed economico) pur destando grandi preoccupazioni. Comprensibile, visto che tendo a scegliere sempre le strade più difficili”.

Ma grande supporto è arrivato da un’altra figura incontrata lungo il suo percorso universitario: “il mio mentore, che mi ha sempre spronato e incentivato nella mia crescita professionale. È grazie a lui se ho intrapreso il percorso del Dottorato e tuttora mi piace confrontarmi con lui perché mi motiva a spingermi oltre i miei limiti, e non c’è soddisfazione più grande di riuscire a fare ciò che ritenevi impossibile”.

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